venerdì 25 aprile 2008

Carpe diem. . .

CARPE DIEM!!!! Una gran verità. . .peccato che per il più delle volte non si ha il coraggio di metterla in atto.

Le parole tradugono il pensiero e quindi si può comprendere quanto sia complesso imprimere in forma intellegibile (da qui il "peso") le idee , i concetti,le sensazioni.
Premesso questo, la parola più bella?
E' una "qualsiasi parola" che traduca e dia eleganza all'espressione del nostro pensiero... Le parole vanno ascoltate e ripensate, mi piace provare a capire le persone: cosa sentono, come pensano, cosa dicono.
Mi piace ascoltare, mi piace capire quali sono i loro sogni,i loro problemi, quelle tenere, piccole illusioni di cui nessuno di noi riesce a fare a meno. Non sono la sola ma siamo in pochi con la passione per la mente altrui e non me ne stupisco dato che gli effetti collaterali di questo modo di relazionarsi con gli altri sono facilmente intuibili.
Stiamo smarrendo il significato delle parole, e la cosa mi incuriosisce e nello stesso tempo mi inquieta. Tutti abbiamo un insopprimibile bisogno di raccontarci "favolette" , le bugie che raccontiamo a noi stessi sono quegli ammortizzatori che ci permettono di accettare il gap fra quello che siamo e quello che vorremmo essere…la cosa impressionante è quanto siamo capaci di credere alle nostre stesse bugie e quanto queste ci condizionino.
Prima di intraprendere qualsiasi strada di apprendimento e di crescita interiore , buona parte degli sforzi dovrebbero essere dedicati a demolire le convinzioni intorno a quelle qualità che riteniamo erroneamente di possedere; insomma….se i presupposti sono sbagliati, per quanto le operazioni siano corrette la soluzione non potrà mai essere quella giusta.
Mi fanno impressione quelle persone che dicono “Io sono fatto così” oppure “Questo è il mio carattere” ; penso sempre che il carattere sia pigrizia di cambiare, anche se questo mi rende molto spesso un essere instabile agli occhi dei più e devo ammettere che la cosa mi fa ancora soffrire non poco, soprattutto quando crea distanze e silenzi.
Si danno per acquisite troppe cose fondamentali che a ben vedere così certe e stabili non sono. · Ci definiamo più o meno capaci di amare….ma siamo capaci di farci amare ?
· Vogliamo compagni/e che siano uguali/diversi da noi , ma noi siamo certi di conoscere davvero noi stessi ?
·
Una persona deve essere in un certo modo, ma siamo davvero così certi di essere capaci di capire gli altri, di comprenderli?
Il mio non vuole essere relativismo, ma solo essere contestazione di un approccio radicato troppo profondamente nel nostro modo di pensare. Siamo abituati ad un approccio "valutativo" per cui una persona viene amata per ciò che è, ciò che fa, ciò che dice. Sarebbe bellissimo deragliare da questi binari emotivi ed essere liberi di amare solo in virtù di quel valore aggiunto che si crea in un essere per il solo fatto di essere amato.
Io non ti amo per ciò che sei, ma per ciò che puoi diventare se amata. Questo concetto di amore "valorativo" cambierebbe tutto e renderebbe la vita più semplice e leggera. E' una sorta di zen laico che merita di essere studiato e approfondito.
Piccola controindicazione: trovare qualcuno che, al di la delle parole, sia capace di realizzare questo sogno per nulla semplice. Tutto accade, perchè certe persone passano così in fretta nelle nostre vite. . . di solito si dice "quando meno te lo aspetti". Basterebbe essere capaci di accorgerci della loro unicità, non restare sempre concentrati sul nostro IO, restare"svegli","vigili". Se solo ne fossimo capaci. . .vi sembrerebbe poco di questi tempi. . .?


6 commenti:

April_in_Paris ha detto...

Buongiorno, Nella.
La paura di cambiare è una delle caratteristiche dell’avere, uno dei modi essenziali e contrapposti di vivere la vita. Vivere secondo la modalità dell’avere significa circondarsi di beni materiali ed aggrapparsi ad essi come unica fonte di sicurezza. E questo è l’approccio tipico delle civiltà occidentali. Essere vuole dire invece andare oltre il possesso, sfidando le proprie insicurezze e paure per approdare a una soddisfazione interiore più ricca di valore e più duratura.

Have a nice day :)

Nella ha detto...

Concordo con te April.
Sono pochi quelli che si mettono in gioco!!!
Baci

ISHTAR ha detto...

Mamma mia, hai scritto così tanti concetti che non so da dove iniziare!

Io come te amo ascoltare e capire, ma forse ho la presunzione di volere essere amata semplicemente per quello che sono e amare una persona solo per quello che è, anche se col tempo parti di noi celate anche ai nostri occhi affiorano e ci mutano...ma una base rimane fissa.

Io dico spesso sono fatta così, prendere o lasciare, perchè chi ti ama ti accetta, ma prima di accettarmi per quella che sono e arrivare a fare questa affermazione mi sono persa, odiata, adeguata e tornata alle origini, che ora capisco e accetto per quello che sono!

Cogliere l'attimo sarebbe bellissimo ma ci vuole coraggio e non sempre si ha la forza di volere essere felici.

Ciao

Nella ha detto...

Concordo con te ishtar, anche io volevo e spesso voglio essere accettata per quella che sono, perchè cerco sempre di andare incontro al prossimo e quando ti deludono ti rimane l'amaro in bocca.

E forse è per questo che, a volte ci manca il coraggio di cogliere l'attimo. . .

Ciao, baci

Orso Polare ha detto...

Io ho dei limiti ( … l’età avanza paurosamente): Ogni tanto, quando leggo dei brani al computer, per rifletterci meglio, per non essere distratto da immagini e disegni vari, me li copio questi brani per rileggerli in modo “non inquinato”. Solitamente lo faccio con dei brani che reputo o belli o importanti (poi si potrebbe fare una disquisizione su cosa significa “bello” e “importante”, e soprattutto sul connubio di questi due concetti). I questo caso l’ho fatto: E’ un post importante … ed è bellissimo!

Per dirlo tondo tondo: Sottoscrivo in pieno quanto hai detto.

Ammetto la mia abissale ignoranza: Il CARPE DIEM latino, non lo so chi l’ha coniato come espressione.

Tuttavia, lì dentro si rispecchia una contraddizione profonda tra quello “che dovrebbe essere” e quello “che è”.

Come dici giustamente, molto spesso ci vuole coraggio, molto coraggio per cogliere il famoso attimo. Ma perché ci vuole così tanti coraggio? Perché molto spesso cogliere l’attimo va contro una regola, contro una norma, contro comune punto di vista che ci siamo creati noi stessi.

E’ vero, CARPE DIEM è una bella espressione, è un bellissimo concetto, ma quanto è realizzabile? Quanti scrupoli ci facciamo per non contravvenire “all’ordine costituito”? E’ vero quello che dici: Prima di intraprendere qualsiasi strada di apprendimento e di crescita interiore, buona parte degli sforzi dovrebbero essere dedicati a demolire le convinzioni intorno a quelle qualità che riteniamo erroneamente di possedere; insomma….se i presupposti sono sbagliati, per quanto le operazioni siano corrette la soluzione non potrà mai essere quella giusta.

Confesso che mi ci devo mettere anch’io nella folta schiera di quelli che su quel concetto hanno da lavorare sodo.

E’ altresì vero che dando la colpa all’proprio carattere o al modo di essere molto spesso altro non è che un’ alibi costruito ad arte (ma nemmeno troppo intelligentemente) per convincerci che non si può cambiare, quando in fondo non si tratta di impossibilità bensì di indisponibilità: Ognuno a centomila motivi più o meno validi (in linea di massima MENO validi) per non cambiare, ma difficilmente si trova il coraggio.

L’essere umano è un’essere abitudinario: Si cala in una routine spaventoso, è nel nome di questa routine accetta delle situazioni che non accetterebbe mai vedendole da fuori, ma ormai gli manca la visuale oggettiva. Ci creiamo una specie di corazza sotto la quale però siamo vulnerabile. E ancora una volta: Mi ci metto anch’io, senza attenuanti!

Ci si autoconvince che tutti quanti noi facciamo parte di una specie di ingranaggio, dal quale uscire significherebbe “bloccare il motore” e far crollare tutto. Molto spesso non è affatto così, ma tuttavia questo ci impedisce di fatto di applicare questa filosofia del CARPE DIEM, ci impedisce di cogliere l’attimo. Ce lo impedisce, anche perché molto spesso non siamo nemmeno più in grado di riconoscere quando questo famoso attimo si presenta.

Orbene, qui inizia il vero dilemma: la persona giovane, che non è ancora troppo ancorata in certi preconcetti (perché altro non sono) della vita, spesso ha la vista “annebbiata” dalle emozioni del momento per riconoscere veramente l’attimo da cogliere, mentre la persona più matura (lo dico così per non darmi del “vecchio”), che ha sicuramente più esperienza di vita sulle spalle e che potrebbe anche riconoscere l’attimo, beh … quella è talmente radicata nei proprio concetti, nel punto di vista comune, e cade poi vittima del suo immobilismo mentale, della sua mancanza di coraggio di cambiare.

A questo punto mi viene quasi spontaneo citare quanto ho già scritto da qualche parte nel mio blog, le riflessioni di un grande filosofo di cui sono fiero di esserne connazionale, Friedrich Nietzsche:

“La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli: La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.”

Kat ha detto...

Splendide parole.......

troppo spesso mi abbandono a lati di me che non ho la forza di cambiare...
perchè spesso è più facile lasciarsi soffrire che lottare per migliorare.

"è il mio carattere" è spesso una scusa per lasciare agli altri la parte difficile....spesso è anche un modo per chiedere quell' amore incondizionato che dovrebbe avvolgerti nonostante tutto....